Ci sono posti che si capiscono solo camminandoci dentro, e Ortigia è uno di questi. L'isola che forma il centro storico di Siracusa è piccola abbastanza da girarla tutta a piedi in una giornata, ma stratificata al punto che ogni vicolo racconta un pezzo diverso della sua storia: una colonna greca murata dentro una cattedrale, un cortile barocco, una finestra aragonese, il mare che compare all'improvviso in fondo a un budello di case. Da Villa Oleandri mare di Sicilia sono circa 50 km, poco meno di 50 minuti d'auto: si parte dopo colazione, si torna la sera, e c'è tutto il tempo per guardare le cose con calma.
Piazza Duomo e il tempio dentro la cattedrale
Il cuore dell'isola è Piazza Duomo, una conca allungata di pietra chiara chiusa da facciate barocche che a mezzogiorno diventano quasi accecanti e al tramonto si scaldano di arancio. La Cattedrale è l'edificio che spiega tutta la città in un colpo solo: è nata come tempio dorico dedicato ad Atena, in età greca, ed è stata trasformata in chiesa cristiana senza mai essere demolita. Le colonne doriche originali sono ancora lì, inglobate nelle pareti: si vedono dall'interno, tozze e scanalate, e lungo il fianco esterno. Poche architetture raccontano con altrettanta chiarezza la sovrapposizione fra mondo greco, bizantino, normanno e barocco.
La piazza merita una sosta lenta anche solo per essere guardata: vi si affacciano il Palazzo Arcivescovile, i palazzi nobiliari settecenteschi e la chiesa di Santa Lucia alla Badia, dedicata alla patrona della città. Santa Lucia a Siracusa non è una devozione formale ma un fatto identitario: si festeggia il 13 dicembre e di nuovo in primavera, con la ricorrenza che i siracusani chiamano «Santa Lucia delle Quaglie». Se il vostro soggiorno cade in quei giorni conviene informarsi prima sui canali ufficiali del Comune e della diocesi, perché percorsi e programmi cambiano di anno in anno.
La Fonte Aretusa e il lungomare
Scendendo verso ovest, a pochi passi dalla piazza, si arriva alla Fonte Aretusa: una vasca d'acqua dolce che sgorga a pochi metri dal mare, popolata di papiri e affacciata sul Porto Grande. È uno di quei luoghi che vivono tanto del mito quanto della vista. La leggenda racconta della ninfa Aretusa, trasformata in sorgente per sfuggire al fiume Alfeo, che la seguì fin qui passando sotto il mare, e che in questo angolo d'isola sembra ancora plausibile.
Dalla fonte parte la passeggiata sul lungomare Alfeo, con le barche ormeggiate da una parte e i palazzi dall'altra: è il tratto che al tramonto si riempie di gente, e vale la pena programmarlo proprio per quell'ora. Sul lato opposto dell'isola, il lungomare di Levante guarda invece il mare aperto, con la luce che al mattino arriva dritta dal Mediterraneo.
Il Castello Maniace, dove finisce l'isola
All'estremità meridionale di Ortigia, dove la terra si assottiglia e il mare arriva da tre lati, sta il Castello Maniace: una fortezza voluta da Federico II di Svevia, che prende il nome dal condottiero bizantino Giorgio Maniace, legato a quel punto della città già due secoli prima. È un blocco quadrato con torri circolari agli angoli e, all'interno, una grande sala coperta da volte a crociera che poggiano su colonne: uno spazio severo, quasi monastico, che dopo il barocco della piazza fa l'effetto di un cambio di registro.
Dai camminamenti lo sguardo gira tutt'intorno, fra il porto e il mare aperto, ed è il punto migliore dell'isola per capirne la forma. Orari e modalità di visita cambiano nel corso dell'anno: verificateli sui canali ufficiali dell'ente che gestisce il monumento prima di incamminarvi, così non fate il tragitto a vuoto.
I vicoli, il mercato, la Giudecca
Il mercato di Ortigia si tiene la mattina nelle vie intorno al Tempio di Apollo, i cui resti dorici si incontrano quasi subito dopo il ponte e sono fra i più antichi dell'isola. È un mercato vero, non una ricostruzione per visitatori: banchi di pesce appena sbarcato, pomodori, capperi sotto sale, mandorle, formaggi, spezie, gente che contratta ad alta voce.
Poi ci sono i vicoli, che sono il motivo per cui si viene qui. La Giudecca, l'antico quartiere ebraico, è un reticolo di strade strettissime sotto le quali si conserva un miqwè, il bagno rituale scavato nella roccia. Via Maestranza allinea i portali dei palazzi nobiliari. E in mezzo, senza logica apparente, si aprono cortili, scale esterne, panni stesi e improvvisi scorci di mare. Il modo migliore di visitare Ortigia resta quello di perdersi apposta e lasciare che le cose compaiano da sole.
Alla fine della giornata il rientro è semplice: circa cinquanta minuti di strada e si è di nuovo ad Agnone Bagni, con il rumore del mare a cinquanta metri. La veranda privata di Villa Oleandri mare di Sicilia è il posto giusto per chiudere una giornata così, quando le gambe hanno già dato abbastanza e restano solo le immagini.
Ortigia in giornata da Villa Oleandri mare di Sicilia
Da Villa Oleandri mare di Sicilia a Ortigia sono circa 50 km, poco meno di 50 minuti d'auto: si parte dopo colazione e si rientra la sera, con la spiaggia a cinquanta metri dalla casa. Il posto auto privato dentro la villa è gratuito e non va prenotato.