Il Teatro Greco nel Parco Archeologico della Neapolis, a Siracusa
Il Teatro Greco nel Parco Archeologico della Neapolis, a Siracusa — foto: Antony-22 · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Se Ortigia è la Siracusa che si abita, il Parco Archeologico della Neapolis è la Siracusa che si studia da millenni: il settore della città antica dove stanno il Teatro Greco, le latomie con l'Orecchio di Dionisio, l'Anfiteatro Romano e l'Ara di Ierone. Non è un sito raccolto dentro un edificio, ma un'area ampia, in parte ombrosa e in parte esposta, che si percorre camminando fra rocce tagliate a mano e agrumeti. Da Villa Oleandri mare di Sicilia sono circa 49 km, circa 45 minuti d'auto: è la gita che conviene fare la mattina, quando la pietra non ha ancora accumulato il calore del giorno.

Il Teatro Greco, scavato nella roccia

Il Teatro Greco è la ragione principale per venire fin qui. Non è stato costruito appoggiando pietre una sull'altra: è stato ricavato dalla collina, scavando la cavea direttamente nella roccia viva, gradone dopo gradone. È uno dei teatri più grandi che il mondo greco ci abbia lasciato, e la forma che vediamo oggi risale in buona parte al rimaneggiamento di età ellenistica, sotto Ierone II, di cui si legge ancora l'iscrizione incisa su alcuni blocchi.

Sedendosi sui gradini si capisce perché gli antichi lo avessero messo proprio lì: lo sguardo scende oltre la scena e arriva al porto e al mare. In primavera e in estate il teatro torna a fare quello per cui era nato, con la stagione delle Rappresentazioni Classiche: tragedie e commedie greche messe in scena nello spazio originale. Quando c'è un allestimento, parte della cavea può essere coperta dalle strutture di scena e le modalità di visita cambiano; calendario e condizioni di accesso vanno verificati sui canali ufficiali dell'ente che organizza la stagione.

Le latomie e l'Orecchio di Dionisio

Le latomie sono le antiche cave da cui i siracusani estrassero la pietra per costruire la città. Svuotate, sono diventate voragini a cielo aperto con pareti verticali e un microclima tutto loro: nella Latomia del Paradiso crescono agrumi, magnolie e piante che qui intorno, altrove, non troverebbero né ombra né umidità. Le fonti antiche raccontano che in queste cave furono rinchiusi i prigionieri ateniesi dopo la disastrosa spedizione contro Siracusa: un dettaglio che, stando là sotto, si fa sentire.

Dentro la latomia si apre l'Orecchio di Dionisio, una fenditura artificiale strettissima e altissima, a forma di orecchio appunto, con un'acustica che amplifica qualunque suono. Il nome non è antico: la tradizione lo attribuisce a Caravaggio, che passando da Siracusa avrebbe ribattezzato così la grotta pensando al tiranno Dionisio, il quale secondo la leggenda vi avrebbe ascoltato i discorsi dei prigionieri. È una leggenda, non un fatto storico, ma il nome è rimasto e la grotta merita comunque i suoi minuti di sosta nella penombra.

Un consiglio pratico. Il parco si visita quasi tutto all'aperto, su pietra e terra battuta: scarpe chiuse comode, acqua e cappello fanno la differenza, soprattutto da giugno a settembre. Le prime ore del mattino restano di gran lunga le migliori, sia per la temperatura sia per la luce. Orari, biglietti ed eventuali chiusure parziali per allestimenti cambiano durante l'anno: controllate i canali ufficiali del parco prima di mettervi in strada.

L'Anfiteatro Romano e l'Ara di Ierone

Poco distante dal teatro, la Siracusa romana si presenta con il suo Anfiteatro: pianta ellittica, in buona parte anch'esso ricavato scavando nella roccia, con il corridoio centrale e gli ambienti di servizio ancora leggibili. Serviva per i giochi, e la differenza di funzione rispetto al teatro greco si capisce a occhio, anche senza cartelli: là si andava ad ascoltare, qui a guardare.

Fra i due resta il basamento dell'Ara di Ierone II, un altare monumentale di età ellenistica: ne sopravvive soprattutto la piattaforma intagliata nella roccia, ma è sufficiente a dare l'idea della scala. Era destinato ai grandi sacrifici pubblici ed è il più grande altare che il mondo greco ci abbia lasciato. È anche il monumento che i visitatori guardano più in fretta, il che è un peccato: è proprio la sproporzione fra la sua pianta e il corpo umano a raccontare che tipo di città fosse Siracusa.

Come organizzare la visita

Per il parco mettete in conto almeno un paio d'ore, tre se volete fermarvi a leggere i pannelli e guardare le latomie con calma. La combinazione più comoda, partendo dalla casa, è Neapolis la mattina e Ortigia nel pomeriggio: le due zone stanno nella stessa città e il centro storico, con i suoi vicoli ombrosi, è più sopportabile quando il sole picchia. In alternativa, il parco da solo occupa una mezza giornata e lascia libero il pomeriggio per il mare.

  • Distanza dalla casa: circa 49 km, circa 45 minuti d'auto
  • Momento migliore: appena aperto, la mattina presto
  • Si cammina all'aperto: scarpe comode, acqua, cappello
  • Si abbina bene a Ortigia nel pomeriggio

Al rientro ad Agnone Bagni il contrasto è piacevole: dopo una mattina di pietra calcarea e archeologia, la spiaggia a cinquanta metri da Villa Oleandri mare di Sicilia e la doccia esterna riservata agli ospiti rimettono tutto a posto in pochi minuti.

La Siracusa antica da Villa Oleandri mare di Sicilia

Il Parco della Neapolis dista circa 49 km da Villa Oleandri mare di Sicilia, circa 45 minuti d'auto: una mattina fra teatro e latomie e il pomeriggio in spiaggia, a cinquanta metri dalla casa.