La Cattedrale di San Nicolò a Noto
La Cattedrale di San Nicolò a Noto — foto: VanSky Studio · CC BY-SA 4.0 · Wikimedia Commons

Noto non è una città cresciuta poco alla volta: è una città progettata. Dopo il terremoto che nel 1693 rase al suolo la Sicilia sud-orientale, l'abitato antico arroccato sul monte venne abbandonato e se ne costruì uno nuovo più in basso, su un pendio, seguendo un disegno d'insieme. È per questo che il centro sembra una scenografia: le strade principali corrono parallele seguendo la curva di livello, le piazze si aprono in sequenza sullo stesso asse e le facciate sono state pensate per essere guardate dal punto esatto in cui vi trovate. Da Villa Oleandri mare di Sicilia sono circa 73 km, circa un'ora e cinque minuti d'auto.

Una città ricostruita, e per questo unica

Il terremoto del Val di Noto è la data che spiega tutto il barocco di questa parte di Sicilia. Interi centri furono ricostruiti nel giro di pochi decenni, con le stesse maestranze, la stessa pietra e lo stesso gusto: da qui l'omogeneità che ha portato l'UNESCO a iscrivere le città tardo barocche del Val di Noto nella lista del patrimonio mondiale. Noto ne è l'esempio più fotografato, ma il riconoscimento riguarda un gruppo di centri vicini fra loro, e questo aiuta a capire cosa si sta guardando: non un capriccio isolato, ma un'idea condivisa di città.

La materia prima è la pietra calcarea locale, tenera da lavorare e di un colore che va dal biscotto al miele. È la ragione per cui i netini dicono che la loro città vada vista tardi: con il sole basso, le facciate restituiscono la luce assorbita durante il giorno e per una mezz'ora abbondante tutto diventa dorato. Se potete scegliere l'orario, scegliete il tardo pomeriggio.

Il Corso e le tre piazze

La visita si fa quasi da sé lungo il corso Vittorio Emanuele, la strada rettilinea che attraversa il centro e su cui si aprono, una dopo l'altra, tre piazze monumentali. Al centro c'è quella della Cattedrale di San Nicolò, con la sua scalinata larga che fa da basamento e da teatro: la chiesa ha vissuto il crollo della cupola nel 1996 ed è stata restituita alla città dopo un lungo restauro, una vicenda che a Noto vi racconteranno volentieri. Di fronte sta il Palazzo Ducezio, sede del municipio, con il suo portico curvo.

Le altre due piazze completano la sequenza: una raccolta intorno alla chiesa di San Francesco all'Immacolata, in cima a un'altra scalinata, l'altra dominata dalla facciata convessa di San Domenico. Camminando, alzate ogni tanto lo sguardo alle vie laterali: scendono ripide verso valle e inquadrano la campagna, ed è lì che si capisce che la città è appoggiata a un pendio.

Un consiglio pratico. Il centro di Noto è pedonale in buona parte e si gira tutto a piedi, ma è in salita e in discesa: scarpe comode. Conviene lasciare l'auto nei parcheggi fuori dalla zona pedonale e salire con calma. Se venite in estate, tenete il pomeriggio inoltrato per il Corso e la mattina per le visite al chiuso: a metà giornata la pietra chiara riflette parecchio.

Palazzo Nicolaci e i balconi che guardano in basso

Basta lasciare il Corso e risalire una via laterale per trovarsi davanti a Palazzo Nicolaci di Villadorata, che è probabilmente il singolo edificio più sorprendente della città. Il motivo sta sotto i balconi: le mensole che li sostengono sono scolpite come una galleria di figure — mascheroni, sirene, cavalli, leoni, ippogrifi — ciascuna diversa, ciascuna che sporge sulla strada guardando i passanti. È il tipo di dettaglio che si nota solo fermandosi, perché sta sopra la linea dello sguardo abituale.

La via che porta il nome del palazzo è anche il luogo dove, ogni anno a maggio, si stende l'Infiorata: la strada in pendenza viene coperta di petali disposti a comporre un grande disegno, e per qualche giorno il pavimento diventa la cosa più interessante della città. Le date e il tema cambiano di anno in anno: se capitate a Noto in primavera, verificate il programma sui canali ufficiali del Comune prima di organizzarvi, perché in quei giorni il centro è molto frequentato.

La pasticceria, e perché non è un dettaglio

A Noto la pasticceria fa parte del giro turistico tanto quanto le chiese, e non è marketing: siamo nella zona della mandorla, e su questa base si regge buona parte della tradizione dolciaria locale. Dolci di mandorla, granite servite con la brioche, gelati e paste secche sono la sosta naturale a metà visita. Vale la pena prendersi il tempo di sedersi invece di mangiare camminando: una granita bevuta con calma, in una piazza di pietra dorata, è parte dell'esperienza quanto la facciata che avete davanti.

Un'ultima nota di metodo: Noto si può abbinare ad altre tappe del Val di Noto o a una spiaggia del Siracusano, ma se è la prima volta conviene dedicarle la giornata e basta. Poi il rientro verso Agnone Bagni è poco più di un'ora, e ad aspettarvi ci sono il mare a cinquanta metri e la veranda privata di Villa Oleandri mare di Sicilia: dopo una giornata di barocco, è il modo giusto per farlo sedimentare.

Il Val di Noto da Villa Oleandri mare di Sicilia

Noto dista circa 73 km da Villa Oleandri mare di Sicilia, poco più di un'ora d'auto: una giornata fra le piazze barocche e il rientro la sera, con la spiaggia a cinquanta metri dalla casa.